Fine vita. Finito il tempo dei rinvii?

12/05/2026

 

Maria Teresa Tralli

Sul fine vita il Parlamento non può più permettersi ambiguità né arretramenti. Dopo anni di stalli, rinvii e compromessi al ribasso, il rischio concreto è che il nuovo disegno di legge finisca per restringere diritti già riconosciuti dalla Corte costituzionale con la storica sentenza sul caso Cappato – Dj Fabo.

 

La Consulta, già nel 2019, ha affermato con chiarezza che, in presenza di determinate condizioni, impedire ogni accesso al suicidio medicalmente assistito significa comprimere in modo irragionevole la dignità e l’autodeterminazione della persona. Oggi, invece di dare finalmente attuazione a quei principi, parte della maggioranza sembra orientata verso una normativa che limiterebbe l’intervento del Servizio sanitario nazionale, aprendo la strada a disparità economiche e territoriali inaccettabili.

 

Su temi che riguardano la sofferenza estrema, la libertà di scelta e la dignità umana, lo Stato non può arretrare rispetto alle garanzie già fissate dalla Corte costituzionale. Una legge sul fine vita è necessaria. Ma deve essere una legge capace di assicurare diritti effettivi, uniformità di accesso e tutela della persona, non un compromesso ideologico costruito per svuotare quanto già conquistato nelle aule giudiziarie.