SLAPP — Strategic Lawsuits Against Public Participation

04/05/2026

 

Maria Teresa Tralli

In una democrazia matura, il diritto di informare e di partecipare al dibattito pubblico dovrebbe essere garantito non solo in teoria, ma anche nella pratica quotidiana. Eppure esistono strumenti capaci di limitare la libertà di espressione senza ricorrere a forme evidenti di censura: pressioni economiche, intimidazioni legali e lunghi procedimenti giudiziari possono diventare mezzi efficaci per scoraggiare chi svolge attività di informazione e controllo.

La libertà di stampa non viene compromessa soltanto attraverso forme esplicite di censura. Può essere erosa anche in modo più sottile, mediante l’uso strumentale del sistema giudiziario contro giornalisti, autori, ricercatori ed editori. È il caso delle cosiddette SLAPP — acronimo di Strategic Lawsuits Against Public Participation — azioni legali promosse non tanto per ottenere un reale risarcimento o tutelare un diritto leso, quanto per scoraggiare la partecipazione al dibattito pubblico.

Le SLAPP si manifestano spesso sotto forma di querele per diffamazione o richieste di risarcimento sproporzionate. Anche quando appaiono giuridicamente deboli o destinate all’archiviazione, producono comunque un effetto concreto: costringono chi informa ad affrontare anni di contenzioso, spese legali elevate, pressione psicologica e rischio reputazionale. In questo modo il procedimento giudiziario diventa uno strumento di intimidazione, capace di dissuadere dalla pubblicazione di inchieste, denunce o contenuti di interesse pubblico.

 

Per contrastare questo fenomeno, l’Unione europea ha adottato una direttiva anti-SLAPP, che gli Stati membri dovranno recepire entro il 07/05/2026. L’obiettivo è introdurre meccanismi efficaci per individuare rapidamente le azioni abusive e limitarne gli effetti: archiviazioni accelerate, sanzioni economiche per chi agisce in modo vessatorio, tutela delle vittime e contenimento delle richieste risarcitorie manifestamente eccessive.

 

In Italia, tuttavia, il rischio concreto è che il recepimento della direttiva si traduca in un intervento solo formale. Uno dei nodi principali riguarda infatti l’ambito di applicazione delle nuove tutele: se venissero limitate esclusivamente ai casi transfrontalieri, la grande maggioranza delle persone colpite da querele intimidatorie nel contesto nazionale resterebbe priva di protezione effettiva.

Il problema non è marginale. Secondo numerosi osservatori internazionali, l’Italia è tra i Paesi europei in cui il ricorso alle SLAPP è più frequente, soprattutto nei confronti del giornalismo investigativo e dell’informazione locale.

 

Le conseguenze non riguardano soltanto i singoli professionisti coinvolti, ma l’intero spazio pubblico: quando il costo economico e personale di un’inchiesta diventa eccessivo, cresce inevitabilmente la pressione verso l’autocensura.

Il punto, quindi, non è soltanto difendere chi subisce una causa infondata. È preservare la possibilità stessa di svolgere attività di controllo, critica e informazione senza che il timore di un contenzioso venga utilizzato come deterrente.

 

Una democrazia solida non dovrebbe considerare il giornalismo critico una minaccia. Il rischio più grave, al contrario, è che la paura di conseguenze giudiziarie sproporzionate produca un progressivo impoverimento del dibattito pubblico e una riduzione delle informazioni disponibili per i cittadini.